Il mio rapporto d'amore con lo Spiti è iniziato molto tempo fa, anni prima di esserci arrivato di persona. E'accaduto il giorno in cui per la prima volta nella mia vita ho visto la strada che si infila nella valle del fiume Chandra: da quel momento ho avuto la certezza che dovevo prima o poi prendere quella strada ed arrivare dove l'occhio non poteva, in quel posto a me totalmente sconosciuto e in quel periodo ancora proibito agli stranieri. E quando finalmente sono arrivato nella valle ho avuto subito la certezza: questo era proprio il mio posto sulla faccia della Terra, e da allora non ho mai smesso di pensare di esserci già stato in qualche esistenza precedente. A colpirmi prima di tutto l'ineguagliabile bellezza della natura. La gentilezza e l'apertura mentale della gente, unite alla loro cultura, hanno fatto il resto, e mi hanno provocato una sorta di dipendenza, tanto che non riesco a smettere di venirci,anno dopo anno.



Lo Spiti ha molto da offrire, a turisti e viaggiatori. Essendo stato aperto al mondo esterno solo di recente, non è ancora cambiato quanto altri posti simili, e così venire qui è un po' come viaggiare a ritroso nel tempo.

I villaggi sono oasi serene e tranquille, immerse in un'atmosfera di quiete. Le belle case bianche, circondate da prati di orzo e piselli di un brillante verde smeraldo, fanno da sfondo ad attività vecchie di secoli:agricoltura su scala famigliare, per lo più biologica, ed allevamento degli animali, con grossi yak e capre dal pelo lunghissimo, asini,  pecore,  vacche dzo (un incrocio tra yak e vacca), muli e cavalli che si mischiano disinvoltamente alla gente nei vicoli dei villaggi e si disperdono sugli alti pascoli.




Le grandi montagne che racchiudono lo Spiti e le sue valli hanno una bellezza particolare, alcune si innalzano isolate e maestose a dominare tutte le altre sullo sfondo di un cielo azzurro inimitabile, come l'enorme Manirang, simile ad un guardiano, di un bianco accecante, tra lo Spiti ed il Kinnaur, o lo strabiliante Chau Chau Kang Nelda dalla forma pressochè perfetta, o il Kanamo, che ricorda un elefante. Molte cime sono state scalate, ma molte altre sono ancora da conquistare, sicchè Lo Spiti è una sorta di paradiso per scalatori ed amanti dell'avventura.




Le possibilità di fare splendide passeggiate e trekking di tutti i gradi di difficoltà sono quasi infinite.Molti sentieri sono ben definiti e molto battuti, dagli abitanti e dai turisti.  Altri poco frequentati garantiscono la massima soddisfazione a coloro che vogliono godere della natura nella sua forma più pura e nella massima solitudine, un'esperienza portentosa, capace di scuotere anche gli animi meno sensibili. Spesso lungo i sentieri branchi di Bharals, la quasi mitica pecora blu, e di stambecchi, pascolano pacificamente, come disinteressati alla presenza dell'uomo, a riprova del grande rispetto degli abitanti per tutti gli esserri viventi.




La religione Buddista, seguita dalla totalità della popolazione indigena, una situazione unica nell'Himalaya indiana, viene riflessa dai tanti monasteri, appartenenti a tre sette diverse, ed in un modo o nell'altro tutti spettacolari. Quello di Ki, il più visibile, è una sorta di paradigma perfetto del monastero buddista, con i suoi edifici bianchi abbarbicati sulle pendici di una collinetta conica, soggetto senza paragoni per scatti ineguagliabili, in particolare durante la festa che vi si tiene nel mese di luglio. Dhankar sulla cima di un crinale vertiginoso, regala una visione indimenticabile. Il monastero di Tabo,  e quello più piccolo di Lalung, strutture quasi insignificanti viste dall'esterno, contengono alcuni dei migliori esempi di antica arte buddista rimasti nel mondo intero, uno spettacolo stupefacente, luoghi che nessun visitatore dovrebbe perdersi, dove il tempo sembra quasi essersi fermato. Un'esperienza quasi altrettanto stupefacente si prova visitando le tre stanze dell'antico monastero tantrico di Kungri, un villaggio nella stupenda valle del fiume Pin. Appartenenti alla setta Nyngmapa, la più antica e non riformata, i tre locali sono chiaramente molto antichi, anche se fino ad oggi nessuno ne ha potuto stabilire l'età con
certezza, e contengono begli affreschi e statue di eccellente fattura in un'oscura, quasi magica, atmosfera. Il festival del monastero, che si tiene nel mese di luglio, ha per protagonisti non soltanto i giovani monaci, impegnati nelle particolari danze simboliche.  Vi prendono parte anche i Bucchen, sorta di menestrelli semireligiosi che non disdegnano il fachirismo, e mettono in scena una lunga performance che ormai si può vedere soltanto da queste parti. Il cosiddetto Tangyud, il monastero di Comic, è quello situato più in alto, a quasi 4500 metri, in una posizione incredibile che consente vedute indimenticabili.



Se a tutto ciò aggiungiamo condizioni metereologiche estive
praticamente perfette, è facilmente comprensibile come è possibile lasciarsi prendere completamente da questo benedetto angolo del pianeta.